Migranti

26 Luglio 2016 2 commenti

imageDai giochi della storia ai giochi della vita.
di Roberto Paracchini su Aladinews
Racconta Erodoto che Ciro, il fondatore del’impero persiano mandò alcuni emissari a verificare come fossero fatte queste città greche che “osavano” contrastare l’egemonia del suo impero sulle coste dell’asia minore. Al ritorno – racconta sempre Erodoto – il resoconto tranquillizzò Ciro che, abituato alle grandi strutture intese anche come simbolo di potere, pensò non ci fosse nulla da temere “da un posto con un buco nel mezzo, in cui la gente si incontra per parlare”. Il valore dell’agorà (luogo anche delle assemblee e del teatro) non venne tenuta in alcun conto. Poi arrivarono le sconfitte di Maratona e Salamina. Le piazze, quindi, come punto di incontro e di scambio. Ognuna nata in occasioni e con funzioni differenti.
La piazza Matteotti, edificata nella seconda metà dell’Ottocento come giardino della stazione delle ferrovie Reali di Cagliari, voleva simbolicamente essere anche un luogo di incontro e, forse, di benvenuto; di scambio tra chi arrivava e chi partiva. E le piazze, appunto, hanno, o dovrebbero pure questa funzione, anche e – se si vuole – soprattutto in una città potenzialmente policentrica come Cagliari in cui le piazze possono assumere funzioni differenti, pur all’interno di un minimo comun denominatore di incontro, dialogo e scambio che, ovviamente, va saputo declinare in rapporto all’evolversi delle situazioni storiche.
Piazza Matteotti è oggi diventata quasi un simbolo di quel che sta avvenendo nel mondo, una cartina di tornasole per leggere di guerre per il controllo delle fonti energetiche e non solo; di scelte strategiche per lo più sbagliate dell’occidente (basti l’esempio dell’Isis che – sono parole di Hillary Clinton – è nata grazie agli americani); di un nuovo peso (pur contraddittorio) della Cina e della Russia; di devastazioni, espropriazioni (dell’acqua e delle terre, solo per dirne due); malattie devastanti; e di degrado. Quindi migrazioni: dei profughi e di chi fugge da degrado, fame e malattie (detti impropriamente migranti economici, come se il diritto alla vita fosse un optional). Emigrazioni che rivestono il XXI secolo e che, viste le premesse, possono essere definite epocali e destinate ad essere prolungate nel tempo, almeno – così sostengono in molti – per i prossimi venti o trent’anni. Allora che fare? I corni del dilemma (per chi si trova in posizione di ospite) potrebbero (molto schematicamente) venir ridotti a due: da un lato c’è chi sfrutta e, soprattutto, alimenta l’economia della paura; dall’altro c’è chi parla di solidarietà.
1 – Con un minimo di analisi è facile smontare le tesi dell’economia della paura, basata fondamentalmente sull’ignoranza e, in parte, la malafede; ma il problema è il rischio – se non si opera in tempo – che questa “economia della paura” colonizzi settori sempre più ampi di senso comune (ne è un esempio il forte dibattito ricco di proteste che si è sviluppato nella trasmissione radiofonica Fahrenheit di Rai3 alla notizia che il governo ha deciso di recuperare il traghetto affondato in mare con all’interno almeno trecento salme di migranti; protesta in cui, in sintesi, si chiedeva di investire quei soldi in altro modo). Sintomo, questo, di quanto il degrado di alcuni valori (come la pietas verso i morti da restituire ai parenti) stia investendo anche settori considerati più aperti come gli ascoltatori di questa storica trasmissione radiofonica.
2 – Il parlare di solidarietà è importante e necessario, ma non basta, non è sufficiente. E’ certamente determinante entrare in un’atmosfera di solidarietà (concetto sviluppato soprattutto dal cattolicesimo sociale, ma anche dal socialismo sociale e da ampi settori del pensiero liberale) ma che – ripeto – non basta più in rapporto alla dimensione storica del fenomeno che stiamo vivendo; e questo perchè implica – la solidarietà – un rapporto per lo più verticale (chi ha da, chi può fa ecc., in solido e/o in impegno), mentre oggi abbiamo bisogno di valori che si sviluppino in orizzontale, ovvero che siano reciproci e, quindi, collegabili a una reciproca obbligazione. Oggi, anche per la crisi persistente in cui stiamo vivendo e le sfilacciature socio culturali che questa produce, occorre fare un passo avanti. Capire, insomma e ad esempio, che quando si parla di dare la cittadinanza agli immigrati è anche e soprattutto per difendere la nostra qualità della vita: chi si sente ai margini ed è privo dei diritti fondamentali della persona, ha processi di convivenza più difficili ed è quindi più facile che abbia momenti di reazione scomposta. Da cui: a) dare loro la cittadinanza significa difendere i nostri stessi diritti; in generale infatti se questi diritti valgono per chi non può difendersi o lo può fare meno di noi, varranno sempre più anche per noi e b) la possibilità reale di maggiore serenità, dialogo, convivenza e, quindi, progresso per tutti.
3 – In questa prospettiva occorre essere pragmatici e operare di conseguenza: a) conoscere le norme, soprattutto le ultime, che regolano il flusso di queste giovani e questi giovani, b) elaborare un progetto di inclusione da realizzarsi in modo articolato e con delle priorità, da scegliersi in maniera, ripeto, pragmatica, c) parallelamente attivare in collaborazione con l’università delle inchieste participate per conoscere la situazione di queste persone e d) quarto in ordine concettuale ma non di tempo, coinvolgere le istituzioni pubbliche.
Cagliari, ad esempio, non mi risulta abbia mai attivato programmi per gli immigrati (esistono, ad esempio, fondi ministeriali, che poi provengono dall’Europa) per i profughi (a Badolato, prov. di Catanzaro, sono state ristrutturate ottanta abitazioni disponibili del centro storico con un finanziamento del ministero degli Affari sociali seguendo un progetto del Centro italiano per i rifugiati; e realizzato il tutto in collaborazione col Comune. In altri posti sono state istituite delle cooperative. A Riace (Reggio Calabria, diventata una cittadina di riferimento internazionale per le buone pratiche in questo settore) il ministero fornisce trenta euro al giorno per immigrato (anche questi provenienti dall’Europa) che vengono utilizzati per iniziative che coinvolgono gli immigrati e non solo, permettendo la riapertura di diverse botteghe artigiane che vanno a benefici di tutti gli abitanti del paese.
4 – Come accennato è importante il coinvolgimento immediato dell’università per attivare ricerche participate trasversali: sia sulle condizioni di queste persone, sia sul territorio (censimento delle botteghe artigiane, ad esempio, di quelle che ci sono e di quelle che c’erano), sia su quello che fa la prefettura e sulle possibili modalità alternative (teoriche e già messe in pratica) al semplice parcheggio di questi giovani in case (ex alberghi o ex agriturismi), che è quello che si sta facendo in Sardegna (salvo piccolo eccezioni che si rifanno a Riace) e in prevalenza nel resto d’italia; attività indispensabile per iniziare a creare una rete di scambio di informazioni.
5 – Attivazione di momenti di animazione che coinvolgano questi ragazzi (i nuovi immigrati come, ad esempio, quelli che stazionano in piazza Matteotti), e le comunità che già esistono coinvolgendo i mediatori culturali che già operano in questo settore, puntando – ma è solo un esempio – a realizzare anche iniziative teatrali come la messa in scena – riadattata – dei Persiani di Eschilo in cui il punto di vista è proprio quello dei persiani, degli sconfitti.
In questo quadro è importante – ripeto – puntare a rapporti di reciprocità con queste giovani e giovani (in termini di impegno lavorativo e sociale) ed è per questo che è importante capire bene le nuove norme coinvolgendo subito, oltre all’università, qualcuno della prefettura, ma anche dei servizi sociali del Comune e della Provincia.
6) Vien da sè che non c’è niente di meglio, per sconfiggere, l’economia della paura, che attivare progetti in cui queste persone siano utili a se stessi e, quindi, anche a noi. Ed è importante che all’interno degli stessi progetti vi sia la presenza di immigrati e di persone locali. ll difetto del multiculturalismo è stato quello di avere, indirettamente, creato comparti scarsamente comunicanti tra loro. Il discorso corretto, credo, sia invece quello dell’interculturalismo, in cui è importante creare scambi alla pari, ovvero momenti di negoziazione reciproca all’interno di un quadro ampio, che potrebbe essere la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. In questo senso Riace, pur trattandosi di una realtà diversa e molto più piccola di Cagliari, va esaminato con attenzione, non tanto per replicarla, ma per trarne spunti e suggerimenti.
7) Poi vi sono tutti i problemi di carattere economico, basti dire che in Italia ben 14 miliardi di euro vengono pagati all’Inps dagli immigrati. Discorso ampio e qui solo da accennare, ma importante da fare pubblicamente in parallelo alle prime iniziative in questo settore, per mostrare il ruolo che gli immigrati hanno già e di fatto nella nostra realtà.
Un modo, infine, per recuperare un luogo, piazza Matteotti (da cui è partito il discorso), alla città valorizzandone il suo valore storico e simbolico di area di incontro e dialogo.

????????Roberto Paracchini

La Regione ascolta…

8 Luglio 2016 1 commento

(Dal sito web della RAS) Albo civico per partecipare direttamente alle decisioni del governo regionale. Via alle domande di iscrizione
Nasce all’interno della piattaforma Sardegna ParteciPA l’Albo Civico che raggrupperà le persone, le rappresentanze e i gruppi che intendono mettersi a disposizione per discussioni pubbliche su temi che riguardano tutti, condotte con una organizzazione e metodologie apposite
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CAGLIARI, 7 LUGLIO 2016 – Da oggi i sardi hanno la possibilità di partecipare alle decisioni del Governo regionale attraverso un contributo diretto e attivo.
Nasce infatti, all’interno della piattaforma Sardegna ParteciPA, l’Albo Civico che raggrupperà le persone, le rappresentanze e i gruppi che intendono mettersi a disposizione per discussioni pubbliche su temi che riguardano tutti, condotte con una organizzazione e metodologie apposite.
I primi due tavoli di consultazione, da oggi on line al link http://www.sardegnapartecipa.it/it/content/esercita-la-cittadinanza-attiva http://www.sardegnapartecipa.it/it/content/esercita-la-cittadinanza-attiva riguardano la definizione della Carta dei diritti e dei doveri dei partecipanti e la manifestazione di interesse a iscriversi all’Albo.
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SINNOVA 2016

28 Giugno 2016 Nessun commento

Giovedì 6 e venerdì 7 ottobre 2016 si terrà a Cagliari presso l’Ex Manifattura Tabacchi (viale Regina Margherita, 33) SINNOVA 2016, il 4° Salone dell’Innovazione al servizio dell’impresa in Sardegna.

L’evento, organizzato da Sardegna ricerche, in collaborazione con l’Assessorato regionale della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio, rappresenta una vetrina delle innovazioni sviluppate nell’Isola e un forum per il confronto e lo scambio di esperienze rivolto a tutti gli attori dell’innovazione in Sardegna, in particolare alle imprese, nel quadro dell’attuazione della Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) della Regione Sardegna.
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Dietro il monumento a Carlo Felice. Ripensiamo tutta la storia della Sardegna per aiutarci a decidere “che fare” oggi

2 Giugno 2016 12 commenti

Carlo-Feroce-con-preservativo-30-ott-12-168x300Spostare una statua crea o distrugge valore?
di Giuseppe Melis Giordano*, su Aladinews

Premessa
Una delle accuse più ingiuste e strumentali fatte ai promotori della petizione per spostare la statua di Carlo Felice è quella in base alla quale si vorrebbe “distruggere il passato”, “cancellare la storia”, “ruspare le gesta di un tempo che non c’è più”, insomma, un gruppo di facinorosi iconoclasti.
Ebbene, niente di più falso. Questo non fa parte della cultura dei proponenti, ma forse abbiamo difettato nella comunicazione, che ha indotto in errore circa le nostre intenzioni. Pertanto ci pare doveroso provare a chiarire, ancora una volta, il nostro punto di vista (uso il plurale perché almeno nelle circa venti persone che hanno dato inizio a questa proposta, quanto sto per scrivere è ampiamente condiviso).

Il valore delle statue e la loro tutela
Le statue da sempre hanno valore celebrativo e/o di abbellimento di uno spazio, pubblico o privato. In molti casi esse hanno un valore simbolico in ciò che rappresentano.
Giuridicamente tali manufatti sono dei “beni culturali” soprattutto quando danno conto della civiltà dei tempi passati e pertanto meritevoli di tutela. Oggi per fortuna ci sono leggi che disciplinano non solo la conservazione ma anche la valorizzazione. Ne discende che quanto da noi proposto avvenga nel rispetto del Codice dei beni culturali e del paesaggio adottato dallo stato italiano (http://www.sbapge.liguria.beniculturali.it/index.php?it/165/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio-testo-integrato). In particolare il comma 2 dell’articolo 2 del citato Codice sostiene che:
“Sono beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.”
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Cagliari verso il voto: la parola ai cittadini

27 Maggio 2016 2 commenti


Mercoledì 1° giugno 2016 nella nuova piazza all’imbocco del Corso Vittorio Emanuele* INCONTRO CON I CITTADINI dei candidati consiglieri comunali e del candidato Sindaco Enrico Lobina della Coalizione “Cagliari Città Capitale”. Dalle ore 18 alle ore 20.30.
In chiusura di serata Performance teatrale di Piero Marcialis su Cagliari e La Sarda Rivoluzione.
I candidati saranno intervistati da alcuni operatori culturali (giornalisti, docenti, professionisti) e da qualsiasi cittadino voglia rivolgere loro domande sui problemi della nostra città.

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* per la quale sono proposte diverse intitolazioni: “Martiri di Palabanda”, “Giovanni Maria Angioy”…

Per un futuro migliore, perchè meglio di prima non ci basta (figuriamoci peggio!), che ha senso battersi per una alternativa, per una terza via, lontano dalla destra e da una sinistra fasulla, per fare di Cagliari città capitale, capitale sarda

27 Maggio 2016 3 commenti

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Piero Marcialis 1ELEZIONI A CAGLIARI
di Piero Marcialis, su aladinews

Le elezioni del prossimo 5 giugno per il rinnovo del Consiglio Comunale di Cagliari, non hanno valore solo amministrativo, hanno valore politico.
Rinnovare Sindaco e Consiglio della prima città della Sardegna ha riflessi consistenti sulla politica italiana.
All’indomani dei risultati sentiremo commentare “ i sardi sono con noi, condividono la nostra politica”.
E il riflesso manderà effetti sul voto del referendum di ottobre e sulla prossima legge elettorale. E’ fatale.
Naturalmente, prima delle elezioni, si fa l’operazione contraria: sono amministrative, non sono politiche.
E questo verrà detto dai furbi che sanno che è falso, ma anche dagli ingenui che credono che il governo di una città sia solo un fatto di buona amministrazione.
I nostri maestri di scienze sociali e di cultura politica ci hanno da tempo insegnato la differenza abissale tra “buona amministrazione” e governo politico.
La buona amministrazione consiste nell’applicare le regole, quelle esistenti, la può fare la sinistra e ugualmente la destra: potrebbe farla un calcolatore elettronico.
Il governo politico consiste nel cambiare le regole, nel distinguere tra quelle giuste e quelle ingiuste, nel decidere per regole più favorevoli alla classe che vuoi rappresentare.
In genere le regole esistenti rappresentano lo statu quo, gli interessi della classe dominante, e limitarsi ad applicarle è sempre una politica di destra, anche se lo fa la sinistra.
Naturalmente c’è un governo politico che opera sulle leggi modificandole in senso maggiormente favorevole alla classe dominante: è la politica di destra e quando la fa un partito che proviene dalla sinistra significa semplicemente che ha cambiato campo, è diventato di destra.
Assistiamo nella attuale sonnolenta campagna elettorale cagliaritana a malinconiche parabole.
Un sindaco uscente, che aveva esordito legato a Vendola, chiude la sua parabola legato a Renzi.
Assistiamo, con tristezza, alla parabola di giovani che erano schierati per la sinistra, per l’ecologia, per la libertà, portare acqua al mulino di un partito che ormai con la sinistra ha poco a che vedere, con l’ecologia sta nel campo opposto, con la libertà ha autoritari sentimenti di odio.
Assistiamo, con sospetto, a militanti del fu comunismo che sventolano la gloriosa bandiera rossa in appoggio a chi di essa ha fatto stracci, a chi odia i partigiani, la Costituzione nata dalla Resistenza, la riscossa del popolo.
Assistiamo, con desolazione, al coalizzarsi di vari partiti sardisti con gente che odia il sardismo, la lingua sarda, Sa Die de sa Sardigna, la patria sarda, ed è complice della occupazione militare, dello scempio ambientale, dei padroni di turno della nostra Isola.
Di fronte a tutto ciò l’allegra baldanza della coalizione di destra che, immemore del suo passato, lancia programmi di risanamento ambientale, di rifare la spiaggia, di liquidare Equitalia, e tante belle cose, a cui si replica solo denunciando il passato, ma non proponendo miglior futuro. Ed è per questo miglior futuro, perchè meglio di prima non ci basta (figuriamoci peggio!), che ha senso battersi per una alternativa, per una terza via, lontano dalla destra e da una sinistra fasulla, per fare di Cagliari città capitale, capitale sarda, non finta metropoli, capoluogo alla stregua di una qualsiasi provincia italiana.

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Costituzione, diritti, autonomie locali I candidati sindaci di Cagliari a confronto

20 Maggio 2016 1 commento

ULTIMISSIME DI LUNEDI’ 23 MAGGIO: ANNULLATO L’APPUNTAMENTO CON I CANDIDATI SINDACI PER L’INDISPONIBILITA’ DI MOLTI DI LORO.Comitato per il No al referendum costituzionale
Incontro – dibattito

Costituzione, diritti, autonomie locali
I candidati sindaci di Cagliari a confronto

Società degli operai via XX settembre 80, Cagliari – ore 17 – Mercoledì 25 maggio

Introduce
Andrea Pubusa del Comitato per il NO

Modera
Marco Sini Presidente Anpi prov. Cagliari

Il Comitato per il No al referendum costituzionale ritiene necessario ed utile un pronunciamento dei candidati alla carica di Sindaco della città di Cagliari sui temi costituzionali per le implicazioni che la revisione Renzi-Boschi ha sui diritti e sulle autonomie e, in conseguenza, sui servizi sociali nonché sull’assetto complessivo della democrazia in Italia.
In questo contesto i problemi della Città sono strettamente legati alla prospettiva antiautonomistica che la revisione Renzi-Boschi contiene e, dunque, al di là dei programmi generali, il pronunciamento dei candidati sindaci su questo tema specifico diviene un metro fondamentale di giudizio per gli elettori chiamati al voto.

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Camera di commercio: SOS della commissaria, Pigliaru autorizza la nomina di un sub-commissario

19 Maggio 2016 2 commenti

RAS. Delibera del 17 maggio 2016, n. 28/38 [file .pdf]
Informativa sulla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Cagliari. Atto integrativo del decreto del Presidente della Regione n. 74 del 25 giugno 2015. Legge 29 dicembre 1993, n. 580, articolo 5.

Piero va alla guerra… elettorale ovviamente! Merita il voto dei cagliaritani!

11 Maggio 2016 2 commenti

Cagliari2016: Piero Marcialis candidato consigliere della lista Cagliari Capitale

10 Maggio 2016 5 commenti

Tra i candidati Piero Marcialis. Merita il voto dei cagliaritani!

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